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Rivista giuridica online (ISSN 2239-3099)

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Protezione internazionale: il dovere di "cooperazione istruttoria" del giudice ex art. 8, comma 3, d.lgs. 25/2008 non si estende alle circostanze non dedotte dal richiedente asilo

Permalink - Posted on 2020-09-30 15:00

Corte di cassazione, sezione II civile, ordinanza 21 settembre 2020, n. 19697
L'art. 8, comma 3, del d.lgs. 28 gennaio 2008, n. 25 («Attuazione della direttiva 2005/85/CE recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato»), nel prevedere che «[c]iascuna domanda [di protezione internazionale] è esaminata alla luce di informazioni precise e aggiornate circa la situazione generale esistente nel Paese di origine dei richiedenti asilo e, ove occorra, dei Paesi in cui questi sono transitati», dev'essere interpretato nel senso che l'obbligo di acquisizione di tali informazioni, da parte delle commissioni territoriali e del giudice, si riferisce solo ai fatti esposti e ai motivi svolti nella richiesta di protezione internazionale, e non anche a circostanze che non siano state dedotte dal richiedente.


Responsabilità amministrativa: il consigliere regionale che utilizza i fondi pubblici erogati al gruppo consiliare da lui presieduto per finalità estranee a quelle istituzionali o per spese non rendicontate risponde del danno all'erario

Permalink - Posted on 2020-09-30 12:00

Corte dei conti, sezione I centrale d'appello, sentenza 2 settembre 2020, n. 234
Risponde del danno cagionato all'erario il consigliere regionale che abbia utilizzato i fondi pubblici erogati al gruppo consiliare da lui presieduto per finalità estranee a quelle istituzionali o per spese non rendicontate (cfr. in questa Rivista: Corte cost., sentt. nn. 104/2016 e 235/2015; Cass. civ., sez. un., ordd. nn. 10768/2019, 1034/2019 e 23257/2014; Corte conti, s.g. appello Sicilia, sent. n. 199/2017).


Immigrazione: è legittima la revoca del permesso di soggiorno ottenuto dal cittadino straniero per mezzo di un documento falso

Permalink - Posted on 2020-09-30 07:00

TAR Lombardia, Brescia, sezione I, sentenza 28 settembre 2020, n. 665
Ai sensi degli artt. 4, comma 2, e 5 del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 («Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero»), la presentazione, da parte del cittadino straniero, di un documento falso in sede di richiesta di rilascio del permesso di soggiorno costituisce di per sé valida ragione di revoca o annullamento del titolo.


Misure di prevenzione: è illegittimo il foglio di via obbligatorio per chi ha la residenza nel Comune dal cui territorio gli è stato ordinato di allontanarsi

Permalink - Posted on 2020-09-29 15:00

TAR Lombardia, sezione I, sentenza 25 settembre 2020, n. 1701
È illegittimo il foglio di via obbligatorio emesso dal questore, ai sensi dell'art. 2 del d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 («Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136»), nei confronti di un soggetto che risieda e sia iscritto all'anagrafe nel Comune dal cui territorio gli è stato ordinato di allontanarsi, atteso che tale provvedimento può riguardare solamente quanti siano estranei a un certo ambito territoriale.


Appalti pubblici: la rimodulazione del PEF incide sull'attendibilità dell'offerta

Permalink - Posted on 2020-09-29 13:00

TAR Lombardia, sezione IV, sentenza 24 settembre 2020, n. 1690
In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, il piano economico finanziario (PEF), pur essendo formalmente autonomo dall'offerta, è teleologicamente connesso con quest'ultima, sicché la sua radicale modifica, in sede di giustificazioni, da parte dell'impresa non può non incidere sull'attendibilità dell'offerta stessa (v. anche TAR Abruzzo, sent. n. 132/2020, in questa Rivista).


Appalti pubblici: in presenza di segreti tecnici o commerciali, l'accesso difensivo agli atti di gara è consentito solo nei limiti strettamente necessari alla tutela giurisdizionale

Permalink - Posted on 2020-09-29 07:00

Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 28 settembre 2020, n. 5644
In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, ai sensi dell'art. 53 del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), l'accesso «alle informazioni fornite nell'ambito dell'offerta o a giustificazione della medesima che costituiscano, secondo motivata e comprovata dichiarazione dell'offerente, segreti tecnici o commerciali» è consentito soltanto nei limiti strettamente necessari alla «difesa in giudizio dei propri interessi in relazione alla procedura di affidamento del contratto». Pertanto, la declaratoria, con sentenza passata in giudicato, di irricevibilità dell'impugnativa degli atti di gara comporta l'improcedibilità, per sopravvenuta carenza di interesse, dell'azione ex art. 116 c.p.a. (annulla senza rinvio TAR Marche, sent. n. 121/2019) (cfr. CdS, sez. V, sentt. nn. 4220/2020, 1451/2020 e 7743/2019, tutte in questa Rivista).


Accesso ai documenti amministrativi: gli atti di un accertamento fiscale sono inaccessibili solo finché pende il procedimento tributario

Permalink - Posted on 2020-09-28 15:00

Consiglio di Stato, sezione IV, sentenza 24 settembre 2020, n. 5565
L'art. 24, comma 1, della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»), là dove stabilisce che «[i]l diritto di accesso è escluso: [...] b) nei procedimenti tributari, per i quali restano ferme le particolari norme che li regolano», dev'essere interpretato nel senso che detta esclusione opera solo fintantoché pende il procedimento tributario, e non anche dopo l'adozione del provvedimento finale (conferma TAR Campania, sez. VI, sent. n. 1484/2017) (cfr. CdS, sez. IV, sent. n. 6825/2018, in questa Rivista).


Appalti pubblici: sotto la vigenza del d.lgs. 163/2006, le modifiche nella composizione dei raggruppamenti o dei consorzi erano precluse soltanto se finalizzate a eludere il controllo della P.A. sul possesso dei requisiti

Permalink - Posted on 2020-09-28 12:30

Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 21 settembre 2020, n. 5496
In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, nel sistema delineato dagli artt. 36, 37 e 38 del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 («Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE»), benché non vi fosse spazio per le sostituzioni attualmente consentite dall'art. 48 del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 («Codice dei contratti pubblici»), nondimeno le modifiche nella composizione dei raggruppamenti o dei consorzi non erano precluse in via assoluta, ma solo se artatamente preordinate al fine di impedire l'efficace controllo in ordine al possesso dei requisiti o idonee a rendere di fatto inefficace la verifica, ferma restando, una volta esclusa tale evenienza, la possibilità del recesso di una delle imprese raggruppate o consorziate, purché le rimanenti avessero i requisiti adeguati ai lavori, ai servizi o alle forniture ancora da eseguire (conferma TAR Piemonte, sez. II, sent. n. 990/2019).


Accesso ai documenti amministrativi: l'Adunanza plenaria si pronuncia sull'accesso difensivo agli atti dell'anagrafe tributaria

Permalink - Posted on 2020-09-28 07:00

Consiglio di Stato, adunanza plenaria, sentenza 25 settembre 2020, n. 19
In tema di accesso ai documenti amministrativi: 1) le dichiarazioni, le comunicazioni e gli atti presentati o acquisiti (d)agli uffici dell'amministrazione finanziaria, contenenti i dati reddituali, patrimoniali e finanziari ed inseriti nelle banche dati dell'anagrafe tributaria, ivi compreso l'archivio dei rapporti finanziari, costituiscono documenti amministrativi ai fini dell'accesso documentale difensivo ai sensi degli artt. 22 e ss. della l. 7 agosto 1990, n. 241 («Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi»); 2) l'accesso documentale difensivo può essere esercitato indipendentemente dalla previsione e dall'esercizio dei poteri processuali di esibizione istruttoria di documenti amministrativi e di richiesta di informazioni alla pubblica amministrazione nel processo civile ai sensi degli artt. 210, 211 e 213 c.p.c.; 3) l'accesso difensivo ai documenti contenenti i dati reddituali, patrimoniali e finanziari, presenti nell'anagrafe tributaria, ivi compreso l'archivio dei rapporti finanziari, può essere esercitato indipendentemente dalla previsione e dall'esercizio dei poteri istruttori di cui agli artt. 155-sexies disp. att. c.p.c. e 492-bis c.p.c., nonché, più in generale, dalla previsione e dall'esercizio dei poteri istruttori d'ufficio del giudice civile nei procedimenti in materia di famiglia; 4) l'accesso difensivo ai documenti contenenti i dati reddituali, patrimoniali e finanziari, presenti nell'anagrafe tributaria, ivi compreso l'archivio dei rapporti finanziari, può essere esercitato mediante estrazione di copia (conferma TAR Campania, Salerno, sez. I, sent. n. 1448/2019).


Giustizia costituzionale: l'aberratio ictus normativa rende inammissibile la questione di costituzionalità

Permalink - Posted on 2020-09-25 12:00

Corte costituzionale, sentenza 25 settembre 2020, n. 206
Nel dichiarare inammissibile una questione di legittimità costituzionale - sollevata dal TAR Toscana in riferimento all'art. 3 Cost. - concernente una legge della Regione Toscana (n. 35/2015) in materia di cave, la Consulta ha ribadito che «nei giudizi incidentali ricorre l'inammissibilità della questione per aberratio ictus ogni qual volta le doglianze del giudice rimettente investono una disposizione diversa da quella effettivamente applicabile nel giudizio a quo [...]: la questione, in tali casi, è irrilevante, poiché, quale che sia la pronunzia nel merito in relazione alle censure prospettate, il giudizio a quo resterebbe definito da norme contenute in disposizioni diverse» (cfr. Corte cost., sentt. nn. 15/2020 e 109/2019, entrambe in questa Rivista).


Obbligazioni: la disciplina antiusura si applica anche agli interessi moratori

Permalink - Posted on 2020-09-25 10:00

Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 18 settembre 2020, n. 19597
In tema di obbligazioni: 1) la disciplina antiusura si applica anche agli interessi moratori, intendendo essa sanzionare la pattuizione di interessi eccessivi convenuti al momento della stipula del contratto quale corrispettivo per la concessione del denaro, ma anche la promessa di qualsiasi somma usuraria sia dovuta in relazione al contratto concluso; 2) la mancata indicazione dell'interesse di mora nell'ambito del tasso effettivo globale medio (TEGM) non preclude l'applicazione dei decreti ministeriali, i quali contengano comunque la rilevazione del tasso medio praticato dagli operatori professionali, statisticamente rilevato in modo del pari oggettivo e unitario, essendo questo idoneo a palesare che una clausola sugli interessi moratori sia usuraria, perché "fuori mercato", donde la formula «TEGM, più la maggiorazione media degli interessi moratori, il tutto moltiplicato per il coefficiente in aumento, più i punti percentuali aggiuntivi, previsti quale ulteriore tolleranza dal predetto decreto»; 3) ove i decreti ministeriali non rechino neppure l'indicazione della maggiorazione media dei moratori, resta il termine di confronto del TEGM, così come rilevato, con la maggiorazione ivi prevista; 4) si applica l'art. 1815, comma 2, c.c., onde non sono dovuti gli interessi moratori pattuiti, ma vige l'art. 1224, comma 1, c.c., con la conseguente debenza degli interessi nella misura dei corrispettivi lecitamente convenuti; 5) anche in corso di rapporto sussiste l'interesse ad agire del finanziato per la declaratoria di usurarietà degli interessi pattuiti, tenuto conto del tasso-soglia del momento dell'accordo; una volta verificatosi l'inadempimento ed il presupposto per l'applicazione degli interessi di mora, la valutazione di usurarietà attiene all'interesse in concreto applicato dopo l'inadempimento; 6) nei contratti conclusi con un consumatore, concorre la tutela prevista dagli artt. 33, comma 2, lett. f), e 36, comma 1, del d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206 («Codice del consumo, a norma dell'articolo 7 della legge 29 luglio 2003, n. 229»), già artt. 1469-bis e 1469-quinquies c.c.; 7) nelle controversie sulla debenza e sulla misura degli interessi moratori, l'onere probatorio, ai sensi dell'art. 2697 c.c., si atteggia nel senso che il debitore, il quale intenda provare l'entità usuraria degli stessi, ha l'onere di dedurre il tipo contrattuale, la clausola negoziale, il tasso moratorio in concreto applicato, l'eventuale qualità di consumatore e la misura del TEGM nel periodo considerato, con gli altri elementi contenuti nel decreto ministeriale di riferimento; mentre è onere della controparte allegare e provare i fatti modificativi o estintivi dell'altrui diritto.


Procedura civile: in caso di opposizione a decreto ingiuntivo, l'onere di esperire il procedimento di mediazione grava sulla parte opposta

Permalink - Posted on 2020-09-25 07:00

Corte di cassazione, sezioni unite civili, sentenza 18 settembre 2020, n. 19596
Nelle controversie soggette a mediazione obbligatoria ai sensi dell'art. 5, comma 1-bis, del d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28 («Attuazione dell'articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali»), i cui giudizi vengano introdotti con un decreto ingiuntivo, una volta instaurato il relativo giudizio di opposizione e decise le istanze di concessione o sospensione della provvisoria esecuzione del decreto, l'onere di promuovere la procedura di mediazione è a carico della parte opposta; e, ove questa non si attivi, alla pronuncia di improcedibilità di cui al citato comma 1-bis conseguirà la revoca del decreto ingiuntivo (v. anche Cass. civ., sez. un., sent. n. 8240/2020, in questa Rivista).


Mandato d'arresto europeo: un'importante pronuncia della Corte di Lussemburgo sulla "regola della specialità" ex art. 27 decisione quadro 2002/584/GAI

Permalink - Posted on 2020-09-24 15:00

Corte di giustizia UE, quarta sezione, sentenza 24 settembre 2020
L'art. 27, §§ 2 e 3, della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, come modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, dev'essere interpretato nel senso che la regola della specialità di cui al § 2 di tale articolo non osta a una misura restrittiva della libertà adottata nei confronti di una persona oggetto di un primo mandato d'arresto europeo a causa di fatti diversi da quelli posti a fondamento della sua consegna in esecuzione di tale mandato e anteriori a tali fatti, qualora tale persona abbia lasciato volontariamente il territorio dello Stato membro di emissione del primo mandato e sia stata consegnata al medesimo, in esecuzione di un secondo mandato d'arresto europeo emesso successivamente a detta partenza ai fini dell'esecuzione di una pena privativa della libertà, a condizione che, in relazione al secondo mandato d'arresto europeo, l'autorità giudiziaria dell'esecuzione di quest'ultimo abbia dato il proprio assenso all'estensione dell'azione penale ai fatti che hanno dato luogo alla suddetta misura restrittiva della libertà.


Edilizia e urbanistica: il parere sulla compatibilità paesaggistica è espressione di discrezionalità tecnica, sicché non implica alcuna forma di comparazione e valutazione di interessi eterogenei

Permalink - Posted on 2020-09-24 12:30

Consiglio di Stato, sezione II, sentenza 15 settembre 2020, n. 5451
In tema di edilizia e urbanistica: 1) gli atti adottati dall'autorità preposta alla tutela delle bellezze naturali costituiscono espressione di discrezionalità tecnica, onde sono sindacabili in sede di giurisdizione di legittimità unicamente per manifesta illogicità o travisamento dei fatti o per inadeguatezza dell'istruttoria o della motivazione; 2) la motivazione deve ritenersi sufficiente allorché evidenzi l'impatto dell'opera sulla bellezza naturale e l'esigenza di tutelarla, atteso che l'obiettivo dell'Amministrazione, nell'esercizio della funzione di tutela del paesaggio, è quello di difendere, mercé un giudizio di comparazione, il contesto vincolato nel quale si collochi l'opera, tenendo sì presenti le effettive e reali condizioni dell'area d'intervento, ma pure se l'eventuale sovraccarico di plurimi interventi in situ non abbia raggiunto un livello di saturazione incompatibile col vincolo; 3) il parere negativo formulato dall'autorità preposta alla tutela del vincolo paesaggistico ha valore vincolante e preclusivo del procedimento di condono edilizio; esso può essere sinteticamente motivato col riferimento alla descrizione delle opere e alle concrete circostanze nelle quali le stesse sono collocate, essendo la difesa del paesaggio valore costituzionale primario; 4) in quanto espressione di discrezionalità tecnica, e non già amministrativa, il parere sulla compatibilità paesaggistica non implica alcuna forma di comparazione e valutazione di interessi eterogenei (conferma TAR Sardegna, sez. II, sent. n. 2404/2010).


Enti locali: il consigliere comunale in conflitto d'interessi (anche solo potenziale) deve astenersi dalla deliberazione

Permalink - Posted on 2020-09-24 07:00

Consiglio di Stato, sezione II, sentenza 10 settembre 2020, n. 5423
In forza dell'art. 78 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 («Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali»): a) sussiste un dovere generale di astensione - il cui fondamento risiede nel principio costituzionale dell'imparzialità dell'azione amministrativa sancito dall'art. 97 Cost. - in capo ai consiglieri comunali che versino in una situazione di conflitto di interessi, sia questo reale o potenziale (fermo restando che, nel caso di «provvedimenti normativi o di carattere generale, quali i piani urbanistici», occorre «sussista una correlazione immediata e diretta fra il contenuto della deliberazione e specifici interessi dell'amministratore o di parenti o affini fino al quarto grado»); b) tale dovere si configura per il solo fatto che i soggetti de quibus siano portatori di interessi divergenti rispetto a quello affidato alle cure dell'organo consiliare, a nulla rilevando che lo specifico fine privato sia stato o meno realizzato e che si sia prodotto o meno un concreto pregiudizio per l'Amministrazione; c) detto dovere impone al consigliere di allontanarsi dalla seduta prima della discussione e dell'approvazione della delibera, in modo da evitare qualunque forma di condizionamento dell'assemblea; d) il concetto di "interesse" comprende ogni situazione di conflitto o di contrasto di situazioni personali che comporti una tensione della volontà verso una qualsiasi utilità che possa ricavarsi dal contribuire all'adozione di una delibera (riforma in parte TAR Abruzzo, sent. n. 432/2011).


Pubblico impiego: sul conferimento degli incarichi dirigenziali decide il giudice ordinario

Permalink - Posted on 2020-09-23 15:00

Consiglio di Stato, sezione II, sentenza 7 settembre 2020, n. 5398
Appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie riguardanti le procedure per il conferimento di incarichi dirigenziali nella Pubblica Amministrazione, quand'anche dette procedure includano una fase selettiva (riforma TAR Puglia, Lecce, sez. II, sent. n. 300/2008) (cfr. Cass. civ., sez. un., sentt. nn. 24877/2017 e 13530/2016, entrambe in questa Rivista).


Processo amministrativo: l'interesse a ricorrere coincide con l'interesse ad agire ex art. 100 c.p.c.

Permalink - Posted on 2020-09-23 12:00

TAR Veneto, sezione I, sentenza 17 settembre 2020, n. 830
Nel processo amministrativo, l'interesse a ricorrere è connotato dagli stessi requisiti che qualificano l'interesse ad agire ex art. 100 c.p.c., ossia (a) dalla prospettazione di una lesione concreta e attuale della sfera giuridica del ricorrente e (b) dall'effettiva utilità che potrebbe derivare a quest'ultimo dall'eventuale annullamento dell'atto impugnato. Di conseguenza, la postulazione di un evento ipotetico e futuro, subordinato al verificarsi di una serie di condizioni e, quindi, di eventi allo stato incerti, è inidonea a garantire questo risultato; né l'utilità perseguita può consistere in un mero interesse astratto a una più corretta soluzione di una questione giuridica.


Appalti pubblici: il tardivo pagamento del contributo ANAC non comporta l'esclusione dalla gara

Permalink - Posted on 2020-09-23 07:00

TAR Calabria, Reggio Calabria, sentenza 15 settembre 2020, n. 543
In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, il tardivo versamento del contributo in favore dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) non costituisce causa di esclusione dell'impresa dalla gara, salvo che la lex specialis stabilisca altrimenti (cfr. in questa Rivista: CdS, sez. V, sent. n. 2386/2018; TAR Abruzzo, sent. n. 100/2020; TAR Lazio, sez. III-bis, sent. n. 11031/2017).


Appalti pubblici: è illegittima l'aggiudicazione dell'appalto a favore dell'impresa che, in sede di verifica dell'anomalia dell'offerta, ha diversamente quantificato, indicandolo come probabile, il costo del personale

Permalink - Posted on 2020-09-22 13:30

TAR Lombardia, sezione IV, sentenza 14 settembre 2020, n. 1663
In tema di procedure per l'affidamento di contratti pubblici, è illegittima l'aggiudicazione dell'appalto a favore dell'impresa che, in sede di verifica dell'anomalia dell'offerta, abbia diversamente quantificato, indicandolo come probabile, il costo del personale.


Servizi nel mercato interno: la normativa francese sugli "affitti brevi" non contrasta con la direttiva 2006/123/CE

Permalink - Posted on 2020-09-22 12:00

Corte di giustizia UE, grande sezione, sentenza 22 settembre 2020
La Corte di giustizia UE ha dichiarato che: 1) gli artt. 1 e 2 della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno, devono essere interpretati nel senso che tale direttiva si applica alla normativa di uno Stato membro relativa ad attività di locazione dietro corrispettivo di locali ammobiliati destinati ad abitazione ad una clientela di passaggio che non vi elegge domicilio, esercitate in maniera reiterata e per brevi periodi, sia a titolo professionale che a titolo non professionale; 2) l'art. 4 della direttiva 2006/123 dev'essere interpretato nel senso che una normativa nazionale che assoggetta ad autorizzazione preventiva l'esercizio di talune attività di locazione di locali destinati ad abitazione rientra nella nozione di «regime di autorizzazione», ai sensi del punto 6 di tale articolo; 3) l'art. 9, § 1, lett. b) e c), della direttiva 2006/123 dev'essere interpretato nel senso che una normativa nazionale che, per motivi diretti a garantire un'offerta sufficiente di alloggi destinati alla locazione a lungo termine economicamente accessibili, assoggetta talune attività di locazione dietro corrispettivo di locali ammobiliati destinati ad abitazione ad una clientela di passaggio che non vi elegge domicilio, esercitate in maniera reiterata e per brevi periodi, ad un regime di autorizzazione preventiva applicabile in determinati comuni in cui la tensione sui canoni di locazione è particolarmente elevata, è giustificata da un motivo imperativo di interesse generale relativo alla lotta contro la scarsità di alloggi destinati alla locazione e proporzionata all'obiettivo perseguito, dato che quest'ultimo non può essere conseguito tramite una misura meno restrittiva, in particolare in quanto un controllo a posteriori interverrebbe troppo tardi per avere reale efficacia; 4) l'art. 10, § 2, della direttiva 2006/123 dev'essere interpretato nel senso che non osta a una normativa nazionale che istituisce un regime che subordina ad un'autorizzazione preventiva l'esercizio di talune attività di locazione dietro corrispettivo di locali ammobiliati destinati ad abitazione, che è fondata su criteri relativi al fatto di concedere in locazione il locale di cui trattasi «in maniera reiterata, per brevi periodi, ad una clientela di passaggio che non vi elegge domicilio» e che conferisce alle autorità locali il potere di precisare, nell'ambito stabilito da tale normativa, le condizioni di rilascio delle autorizzazioni previste da detto regime alla luce di obiettivi di varietà sociale e in funzione delle caratteristiche dei mercati locali delle abitazioni e della necessità di non aggravare la scarsità di alloggi, combinandole, se necessario, con un obbligo di compensazione sotto forma di trasformazione accessoria e concomitante di locali aventi un altro uso in abitazioni, purché tali condizioni di rilascio siano conformi ai requisiti stabiliti da tale disposizione e detto obbligo possa essere assolto in condizioni trasparenti e accessibili.